Visualizzazione post con etichetta scrittura terapeutica. Mostra tutti i post
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mercoledì 2 ottobre 2024

MatiPenna

Non ci sei 
nella mia giornata 
di scrittura.
Eppure
la scrittura di oggi
si affaccerebbe 
anche al futuro.
Lo stesso
dove tu
(probabilmente)
non ci sarai.
(O forse sì?)
Non oso sperare.
Non oso nemmeno 
tracciare segni 
con la penna.
Forse potrei scrivere 
a matita
per poi poter cancellare.
Ma ho comunque 
la mano troppo pesante 
mentre scrivo.
Si vedrebbero comunque 
dei solchi chiari
seppur leggeri.
E poi
potrei cancellarli
con un colpo di gomma.
Ma non potrei cancellare 
il desiderio di te
nella mia vita.
La mia vita 
quella che spesso 
ho immaginato 
lontana da qui 
in tempi lontani.
Quei tempi lontani 
che ho smesso 
di rimpiangere quando 
ti ho incontrato.

lunedì 30 settembre 2024

Ombra di stampa?

Ti ho cercato
perché ti stimo.
Mi dicevano
che non saresti rimasto
se anche tu
non mi avessi stimato.
In fondo al cuore
anch'io l'ho sempre creduto.
Quel cuore 
che soffriva con te
quando avevi deciso
di mostrarmi il tuo dolore 
invece di 
fingere serenità 
sempre e comunque.
Così 
io ti raccontavo di me
tu mi raccontavi di te.
Io di me
ti racconto ancora.
Tu, invece
hai scelto 
il Silenzio (Stampa?)
Come se improvvisamente 
la tua storia
non fosse più degna
di esser(mi) narrata.
(Forse)
hai dato per scontato 
che mi facesse male
il tuo racconto
di felicità.
Per questa delicatezza
ti stimo.
Stimati anche tu
per ciò che vivi
nell'ombra.
Quell'ombra 
che nessuna macchina 
potrà mai stampare.


giovedì 16 maggio 2024

Sacchi vuoti

Niente sacchi da vuotare.
Niente rospi da sputare.
Ma solo un gran bisogno 
di fare chiarezza.
Eppure 
la faccio ogni giorno
scrivendo
ma sembra non bastare mai.
Forse perché 
la chiarezza che vado cercando 
è quella derivata dal confronto.
È vero.
Mi confronto sempre 
ma solo con me stessa.
E con le tue emozioni?
Una volta parlavamo.
Ora tu scrivi 
anche se solo poche parole.
Parole che io rileggo spesso, sai?
Ma non (mi) chiariscono nulla.
Non sto male
(anche se il Mondo fatica a credermi).
Semplicemente 
vorrei scriverti 
di me
di te
di noi 
(perché non è vero 
che noi non esistiamo).
Esistiamo 
nella forma che il Mondo 
ha scelto per noi.
E se un giorno troverò
la forza di scriverti
sarà per dirti che...
Ecco, vedi
ancora (una volta) non lo so.
Forse ho bisogno 
di altro tempo.
Forse ho bisogno 
di altri sacchi vuoti
da riempire con tutta la chiarezza 
che il Mondo
(sono sicura, nonostante tutto)
ci concederà.


lunedì 22 aprile 2024

La semiretta

Di cosa potremmo mai parlare
io e te?
Non di scrittura
se proprio oggi 
mi si chiede espressamente 
di scrivere di te.
Non la scrittura 
perché non voglio rischiare 
di farti parlare del libro
che come una semiretta
ha (avuto) un inizio 
ma non (ha ancora) una fine.
Anche perché 
non so a che punto della semiretta
tu (non) sia (arrivato).
Già, la lettura.
È troppo presto 
per parlarti 
di quella corrente.
Così 
ti cedo volentieri la parola.
E così 
mi porti al mare 
e al cinema.
Ci siamo già stati altre volte 
è vero.
Ma solo ora 
mi accorgo 
che anche questa volta
mi mandi sola.
Ed è come se mi dicessi 
che posso essere felice 
anche senza di te.
Come una semiretta
che parte da un punto 
ma prosegue poi da sola.

martedì 9 aprile 2024

Il Grillo Parlante

Quante volte
ho fatto il Grillo Parlante 
di me stessa
raccontando(mi) la nostra storia?
E nel farlo
st(av)o ben attenta
a schivare le bugie 
che mi racco(ntav)o.
In fondo
qual è il ruolo del Grillo Parlante 
se non questo?
Certo 
potresti obiettare 
che essendo sempre io
il Grillo Parlante 
potrei farmi degli sconti eccessivi.
Ma lo sai meglio di me 
che la nostra storia (d'amore?)
(forse) tutto avrà 
tranne un finale scontato.

domenica 7 aprile 2024

Come ninfee

Musica.
È il mio mondo
mentre scrivo.
Musica senza parole.
Decisamente 
non è il mio mondo
né immersa nella scrittura
né sulla terraferma
mentre faccio altro.
Ma la scrittura è anche
un'avventura sconosciuta.
Scelgo una musica
che non conosco.
Voglio una tela bianca.
Le immagini
devo crearle io.
È più semplice 
di quanto pensassi.
La scena la conosco.
I protagonisti, anche.
Le parole non servono.
Il nostro amore è più che sufficiente
a creare tutto il resto.
E non accusatemi di monotonia.
Lasciateci essere ninfee
al centro di un lago.
Cambia solo l'intensità della luce 
per loro.
Per noi
solo l'intensità della musica.
Ma siamo sempre noi
anche se mai copie sbiadite.
Esattamente come le ninfee.
Mai logorate dal tempo che passa.


domenica 24 marzo 2024

Ultima+Prima=Fine

È curiosa la parola pazienza.
Finisce con l'ultima 
seguita dalla prima.
Credo non sia un caso se
La mia pazienza è finita.
La tua (forse) deve ancora iniziare.
Tieni a mente tutto questo
prima di dirmi 
come mi dovrei comportare.
Non ti aspettavi tanta durezza, vero?
Hai perfettamente ragione.
È la prima volta 
che uso questo tono con te.
Ma non ti preoccupare.
Non ti chiederò
di prendere il mio posto.
Non capirebbero (te)
cosi come 
non capiscono (me).
Lascia(mo) perdere.
Lascia(mo) andare.
Lascia(mi) guardare 
dall'alto al basso.
Ti sembro presuntuosa?
Allora dimmi
cosa significa per te evitare 
ciò che non voglio (più) fare
ciò che non voglio (più) essere?
Non vuol dire forse crescere?

venerdì 22 marzo 2024

Marmonte

Immobile monolite.
Se innevato
anche muto
di un mutismo indifferente
come marmo non ancora scolpito 
e poi comunque scivoloso e freddo.
Infatti
non trattiene nemmeno
il calore delle mani
di chi vorrebbe
dargli una forma diversa 
da quella che la natura gli impone.
Natura che invece
lascia il mare libero
di sussurrare 
parlare
cantare
gridare.
E poi ci sono io 
che mi circondo
di un eccessivo silenzio
che (mi) impedisce di (de)scrivere
ciò che lascia andare
e ciò che vorrebbe 
(trat)tenere per sé.

mercoledì 13 marzo 2024

1996

1996.
L'anno di cui ho scritto tutto il giorno 
fino a qualche ora fa.
Una scrittura lenta
ma sempre e comunque 
fluente e leggera.
Forse la più leggera 
di quelle affrontate fin qui
lungo questo percorso
comunque ancora agli inizi.
Eppure anche oggi
uno sguardo ravvicinata 
coglierebbe delle cicatrici
certamente superficiali
sicuramente antenate 
ma pur sempre ferite.
Seppur circondate da leggerezza.

lunedì 11 marzo 2024

Bauli

Ho steso il (mio) passato
sul foglio più che attuale 
della mia vita.
No.
Non dovevo asciugarlo da lacrime 
improbabili per tutto il tempo che è passato.
E non ho neppure fatto troppa fatica
a sollevare il coperchio del baule
che lo conteneva.
Certo
c'è voluto del tempo 
a estrarlo proprio tutto
E quando stasera ho scorto il fondo
mi sono ritrovata avvolta 
da un velo di dispiacere
quasi una ragnatela polverosa.
Ma è durato solo un attimo.
Infatti
sapevo che avrei fatto un torto
a quei bauli non ancora aperti
se avessi dedicato troppo tempo
all'esplorazione del baule
che la Vita mi ha chiesto 
di aprire oggi.

giovedì 7 marzo 2024

Il fazzoletto

Lasciat(ev)i andare.
Racconta(te) 
tutto ciò che senti(te).
Nessuno leggerà.
Anch'io scrivo tutto
Tutto tranne il (tuo) nome.
Eppure 
tu sei l'altro protagonista.
Ma s'è mai visto una storia 
con un protagonista 
provvisto di tutto
tranne il nome?
Sì.
Ma s'è mai vista una storia 
in cui tutti i personaggi 
hanno un nome 
tranne te
nonostante tu sia in primo piano?
No.
Per rimediare alla stranezza
ho persimo pensato 
a scrivere di te
almeno (con) le iniziali.
Forse 
avrei persino potuto 
nominare le (tue) vere iniziali.
Come (in) un fazzoletto abbandonato
che aiuta il caso 
a ritrovarti
anche a distanza di migliaia di pagine
da questa (nostra) storia.
Soluzione forse più affascinante 
del comune Tu 
con cui ti faccio stare in scena.
E quel fazzoletto
non potrebbe nemmeno 
asciugare le mie lacrime 
per evitare che l'inchiostro 
macchi le parole 
rendendole incomprensibili.
Infatti
da tempo
il foglio 
ha sostituito 
il fazzoletto.

mercoledì 6 marzo 2024

L'incrocura

Lo so.
Io dispongo liberamente del mio tempo.
A disporre del tuo 
sono sempre e solo gli altri.
Ma ormai non (si) con(tan)o più 
le volte in cui
ti ho raccomandato 
di prenderti cura di te.
E nemmeno voglio contarle.
Cio che voglio (rac)contare (a te)
è quanto avrei voluto regalarti
un viaggio dentro te.
Lo stesso che dentro me
sto facendo io.
E avrei voluto incrociarti
lungo questo nostro cammino parallelo
per confrontare le rispettive risposte
e (forse?) scoprirci diversamente affini.

martedì 5 marzo 2024

L'inganno della capanna

Quanto spazio occupa 
il mio spazio vitale?
Infinito.
Ma chi voglio ingannare?
Inganno sempre e solo me stessa.
Eppure
nom posso far a meno sognare 
con quella mappa
che non avrebbe mai dovuto 
avere fine.
Non manca nulla
in quel disegno.
Semplicemente 
la casa e il cuore trafitti
avrebbero dovuto
essere molto più immensi
fino a sovrastare 
gli altri soggetti.
E invece no.
In quel disegno
è tutto maledettamente 
troppo piccolo.
Ma come ho potuto
soccombere all'inganno
della felicità rinchiusa in una capanna?