Prima d'oggi, non mi era mai capitato di pensare che la Filosofia avesse anche un sapore.
Certo, è la materia che più ho amato al Liceo e quella che poi ho scelto per costruire il mio percorso universitario.
Ad essa sono legati gli anni che (forse) mi hanno visto maggiormente impegnata e soddisfatta.
Ma è anche la parte della mia vita che ho (rin)chiuso più spesso in un cassetto.
Fino ad oggi, appunto.
Fino a stamattina, per la precisione.
Quando abbiamo scoperto la nostra reciproca passione per la Filosofia.
Di nuovo un aspetto che ci unisce.
E poi, nell'ormai consueto gioco di dialoghi tra noi, ho conosciuto anche qualcosa che tu proprio non sopporti, ma che io, invece, adoro: il succo di pompelmo.
È il primo aspetto che ci divide, da quando ci conosciamo.
Ed allora, d'ora in poi, la Filosofia avrà il sapore del pompelmo, gusto che io adoro ma che ci permette di stare (equi)distanti, nel reciproco rispetto del nostro essere uguali, ma anche profondamente diversi.
Il velo della metafora alleggerisce e rende narrabile una quotidianità che spesso inchioda a terra.
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giovedì 14 maggio 2020
sabato 18 aprile 2020
L'ironia fa 40?
Stasera, per l'ennesima volta, torno a parlare d'ironia, perché è un ingrediente fondamentale della quotidianità, specie in un periodo complicato come quello che stiamo attraversando.
E quindi via libera alle battute (più o meno ironiche e divertenti), su questa quarantena che sembra non debba finire più.
E qui arriviamo ad un altro aspetto della questione.
Sì, perché sottoporre la nostra quotidianità a cambiamenti così radicali e per un prolungato periodo di tempo, porta con sé, inevitabilmente, dei disagi.
Ma questa volta l'ironia, non sembra essere efficace: perché se si manifesta apertamente il proprio disagio, lo si fa proprio inquanto non si riesce più a prenderla con ironia (e, tantomeno, con filosofia).
E la situazione peggiora ulteriormente se sono gli altri accanto a noi ad usare l'ironia nel tentativo, pur fatto in buona fede, di risollevarci il morale.
Sarebbe preferibile, a questo punto, restare in silenzio per metterci in autentico ascolto dell'Altro.
E quindi via libera alle battute (più o meno ironiche e divertenti), su questa quarantena che sembra non debba finire più.
E qui arriviamo ad un altro aspetto della questione.
Sì, perché sottoporre la nostra quotidianità a cambiamenti così radicali e per un prolungato periodo di tempo, porta con sé, inevitabilmente, dei disagi.
Ma questa volta l'ironia, non sembra essere efficace: perché se si manifesta apertamente il proprio disagio, lo si fa proprio inquanto non si riesce più a prenderla con ironia (e, tantomeno, con filosofia).
E la situazione peggiora ulteriormente se sono gli altri accanto a noi ad usare l'ironia nel tentativo, pur fatto in buona fede, di risollevarci il morale.
Sarebbe preferibile, a questo punto, restare in silenzio per metterci in autentico ascolto dell'Altro.
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giovedì 19 settembre 2019
Incontro ravvicinato con il passato
Seconda giornata a Pordenonelegge.
Ho assistito ad un profondo ed interessante dialogo-dibattito tra due filosofe ed un economista antropologo.
Ho risentito parole che mi hanno riportato ai miei anni più belli (quelli trascorsi a Trieste a studiare Filosofia, appunto), ma mi sono anche ritrovata incapace di confrontarmi con un testo filosofico, senza pensare di non doverlo studiare, anziché semplicemente leggerlo.
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