Un'illuminanteconversazione mi ha permesso di cambiare punto di vista sulle persone che indossano una corazza decisamente troppo dura.
Nella maggior parte dei casi questo atteggiamento è dovuto al fatto che, nel corso della vita, hanno dovuto fare i conti con forti sofferenze.
Vero questo, dovrei essere più indulgente, nei loro confronti; eppure non riesco a non pensare che potrebbero farsi curare, oppure comunque chiedere aiuto, affinché la loro corazza, non li chiuda fuori dal Mondo.
Nella frizzante puntata di stasera del mio programma radiofonico preferito, ne approfitto per parlare di quanto fastidio mi provoca l'atteggiamento di molte persone che, parlando con me, non prestano sufficiente attenzione al tono della loro voce.
Per non parlare poi, dei momenti in cui, piuttosto che ripetere di stare calmi, con un timbro che significa l'esatto contrario, sarebbe molto più efficace un abbraccio silenzioso...Mafalda docet...
Al ritorno dalla seduta di idroterapia, mi sento davvero stanca e ho dolori piuttosto forti alla gamba destra.
Vorrei solo andare a letto, ma tento di scherzare sulla mia situazione.
La sua risposta non si fa attendere:
stai male perché, a parte in piscina, per il resto di movimento, ne fai ben poco!
A nulla è valsa la mia spiegazione (che era poi anche quella della mia istruttrice) e cioè il fatto che la mia paura dell'acqua, non mi fa percepire quella sensazione di leggerezza, tipica dei momenti trascorsi in piscina.
Insomma, questo episodio è stato purtroppo l'ennesima prova del fatto che, mentre io cerco di non giudicare il dolore altrui, ciò non vale nei miei confronti.
E questo fa male, molto male, perché spesso scatena liti, con il rischio che le parole mi sfuggano di mano.
Prendo spuntoda Mettiviaquel cellularedelgiornalistaAldoCazzullo. Inrealtàèstatopresentatoancheall'edizionediPordenoneleggedi quest'anno, ma io non ho nė assistito al dibattito nė comprato il saggio.
Tuttavia ne ho letto alcuni commenti su un settimanale, che mi hanno molto incuriosito.
Si tratta di un dialogo che il giornalista ha con i suoi due figli: lui sostiene che l'uso costante dello smartphone impoverisce irrimediabilmente i rapporti umani (per esempio, gli occhi costantemente incollati ad uno schermo impedisce gli incontri di sguardi).
Di contro loro sostengono che le nuove tecnologie aiutano ad ampliare le reti di relazione e, sempre più spesso, creano nuove opportunità di lavoro.
Prendendo spunto da questo dialogo, ribatto alla sua convinzione secondo cui uno smartphone in mano ad un adolescente non serve a nulla.
È infruttuoso anche il nostro confronto perché, specie sull'attualità, le nostre posizioni non si incontrano mai.
Gli
amici servono proprio a questo: a migliorarsi. Migliorarsi,
in questa fase della mia vita, vuol dire ascoltare anche i problemi
degli altri senza per questo venirne travolti fino ad avere io stessa
bisogno di aiuto per tranquillizzarmi. Non
posso permettermelo: costringerei le persone intorno a me a
nascondere le loro lacrime.
Perché
i miei amici hanno sempre asciugato le mie. Lo devo loro.