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domenica 24 novembre 2024

Ma le stazioni chiudono mai?

La vita là fuori 
non mi attira per niente.
Nemmeno
quella ibrida
composta da ciò 
che sullo smartphone arriva
perché raccontata da altri
e da ciò 
che dallo smartphone parte
perché narrata da me.
E così mi allontano
anche da quel crocevia
di arrivi e partenze
che è la stazione.
Il luogo da cui
è iniziato ed è finito 
il mio ultimo viaggio 
verso il Mondo 
lontano da qui.
Così 
non ho più 
un posto dove stare
nè in compagnia
nè in solitudine
ad aspettare
che se ne vada 
anche l'ultimo treno 
e che la stazione chiuda
in attesa che io
sia di nuovo attirata
dalla vita là fuori.
Ma le stazioni 
chiudono mai?

giovedì 27 aprile 2023

Smartphone

Prenditi cura di te.
Te lo dico spesso.
Così come spesso ti dico
che lo fai troppo poco.
E proprio oggi
che hai deciso
di prenderti cura di te
mi sento stanca e smarrita.
E so che non dovrei.
Nessuno ha bisogno
delle mie inutili lamentele.
E così ti aspetto
anche se so che non verrai.
Ed allora
come faccio sempre
quando non ci sei
mi aggrappo ad un'immagine.
E la cerco il più possibile
originale e buffa
perché mi hai insegnato
a rifuggire la banalità.
Infatti
trovo tutt'altro che banale
sentirmi uno smartphone
a cui nessuno può offrire
un luogo
(fisico, ma soprattutto, mentale)
in cui recuperare l'energia necessaria
per affrontare la Vita.

giovedì 17 ottobre 2019

Omissione di soccorso?

Nell'era dei social vanno molto le zone (specialmente i parchi pubblici) dove lo smartphone non dà segni di vita.
Certo, dicono gli esperti, è davvero salutare avere del tempo per disintossicarsi da Facebook, Instagram & Co.
Ma è altrettanto vero che essere fuori campo significa anche non essere reperibili, neanche dalle persone che potrebbero effettivamente avere bisogno di noi.
Ma forse si tratta solo di una mia necessità, io che convivo con il timore di non poter aiutare le persone a cui sono più legata.

domenica 17 settembre 2017

Senza incastro

Prendo spunto da Metti via quel cellulare del giornalista Aldo Cazzullo. In realtà è stato presentato anche all'edizione di Pordenonelegge di quest'anno, ma io non ho nė assistito al dibattito nė comprato il saggio.






Tuttavia ne ho letto alcuni commenti su un settimanale, che mi hanno molto incuriosito.

Si tratta di un dialogo che il giornalista ha con i suoi due figli: lui sostiene che l'uso costante dello smartphone impoverisce irrimediabilmente i rapporti umani (per esempio, gli occhi costantemente incollati ad uno schermo impedisce gli incontri di sguardi).

Di contro loro sostengono che le nuove tecnologie aiutano ad ampliare le reti di relazione e, sempre più spesso, creano nuove opportunità di lavoro.

Prendendo spunto da questo dialogo, ribatto alla sua convinzione secondo cui uno smartphone in mano ad un adolescente non serve a nulla.

È infruttuoso anche il nostro confronto perché, specie sull'attualità, le nostre posizioni non si incontrano mai.