Ancora una volta, mi chiudo nel mio mondo di giornate (nonostante tutto) fitte di compiti da eseguire esattamente come quando andavo a scuola.
Erano proprio loro a farmi sentire meno sola, quando mi capitava d'imbattermi nella solitudine tra i bambini che camminavano, correvano, saltavano.
Anche oggi vivo una situazione molto simile, con alcune importanti differenze.
I miei compagni di strada non sono più bambini, ma bensì miei coetanei; i compiti a scuola sono stati sostituiti da passioni esercitate in solitudine e, aspetto ancor più importante, non ho i tempi vuoti da riempire con l'organizzazione delle vacanze, perché la mia stessa vita è una vacanza.
Trascorsa in maniera monotona sull'uscio di casa.
Il velo della metafora alleggerisce e rende narrabile una quotidianità che spesso inchioda a terra.
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giovedì 18 giugno 2020
domenica 29 settembre 2019
Bussare alla porta
Alla vigilia di una settimana che si preannuncia emotivamente impegnativa, mi sorprendo a pensare con nostalgia ai tempi della scuola.
Quando le ore scandite dal suono della campanella erano punteggiate da una miriade di nozioni da apprendere e collegare tra loro, per evitare di mandarle a memoria in modo sterile, il Mondo là fuori bussava alla porta dell'aula prima di entrare e l'attesa di ciò che avrebbe riservato il futuro era decisamente meno angosciante.
venerdì 15 febbraio 2019
Ripassare le risate
Oggi giornata piatta
senza fatica, ma anche priva di risate e gioia autentica.
Per stare comunque un po' meglio
ripasso i momenti di serena felicità nel mio cuore.
O forse, non è proprio corretto parlare di ripasso.
A scuola si ripassa per ricordare la lezione per poi essere interrogati.
Ma io non avrei nessun bisogno di ripassare.
Perché mai nessuno farà della mia gioia un oggetto d'interrogazione.
Forse è giusto così.
O magari no.
È giusto se si pensa che le gioie più profonde, siano destinate a rimanere private
è sbagliato se si ritiene che dovremmo chiedere più spesso alle persone che abbiamo intorno
se sono autenticamente felici.
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