È vero.
Parlo di me.
Ma lo faccio partendo da altro.
Spesso da una frase catturata per strada o durante una conversazione; da una frase letta in Rete o tra le pagine che leggo ogni giorno.
A volte da un'esperienza vissuta o alla quale ho assistito.
Certo, poi mentre scrivo ne do inevitabilmente una lettura personale.
(Ma vi giuro che lo farei anche se dovessi trattare temi di cronaca e/o attualità).
Perché non so stare ai puri fatti.
Ma poi, esistono davvero i fatti?
Forse sì.
Ma solo se mi alzassi alla mattina e decidessi di elencare le azioni compiute nel corso di una giornata.
A quel punto, allora sì che avrebbero ragione i miei critici nel dirmi:
Parli sempre di te.
Ed io aggiungerei:
E di me racconto solo episodi che potrebbe raccontare chiunque altro, riguardo a se stesso.
E nel farlo, non ci sarebbe neppure un briciolo d'emozione.
Perché non ci sarebbe la gentile partecipazione degli Altri.
Il velo della metafora alleggerisce e rende narrabile una quotidianità che spesso inchioda a terra.
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mercoledì 8 settembre 2021
lunedì 12 aprile 2021
Signori delle Cifre
Non sopporto che tutto si riduca alla maniacale contabilità di cifre ricavate da un mucchio di fogli gettati alla rinfusa.
Come possono ridurre ciò che fai, a dei calcoli matematici, di cui hanno deciso il risultato con largo anticipo?
Eppure, mio malgrado, mi sobbarco l'impegno a chiedertene conto, sperando che questa sia l'ultima domanda.
Leggo il tuo disappunto nelle risposte stringate che mi dai, perché è evidente che la tua attenzione sia rivolta altrove.
Alle persone che attendono pazienti che abbia tempo di rivolgere un sorriso, una risata, una parola gentile al loro dolore beffardo.
Alle persone che vanno oltre quei fogli incapaci di impregnarsi di vita.
Mi piace pensare che, un giorno, proprio quei Signori delle Cifre, cerchino il tuo nome tra milioni di altri nomi, si mettano pazientemente in fila, semplicemente per provare a capire che il tuo sorriso, la tua risata, la tua parola gentile, non sopportano la prigionia di colonne ordinate, certo prive di dolore, ma anche incapaci di incontrare la curiosità del tuo mondo.
Come possono ridurre ciò che fai, a dei calcoli matematici, di cui hanno deciso il risultato con largo anticipo?
Eppure, mio malgrado, mi sobbarco l'impegno a chiedertene conto, sperando che questa sia l'ultima domanda.
Leggo il tuo disappunto nelle risposte stringate che mi dai, perché è evidente che la tua attenzione sia rivolta altrove.
Alle persone che attendono pazienti che abbia tempo di rivolgere un sorriso, una risata, una parola gentile al loro dolore beffardo.
Alle persone che vanno oltre quei fogli incapaci di impregnarsi di vita.
Mi piace pensare che, un giorno, proprio quei Signori delle Cifre, cerchino il tuo nome tra milioni di altri nomi, si mettano pazientemente in fila, semplicemente per provare a capire che il tuo sorriso, la tua risata, la tua parola gentile, non sopportano la prigionia di colonne ordinate, certo prive di dolore, ma anche incapaci di incontrare la curiosità del tuo mondo.
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